Anna Politkovskaja: il coraggio dei 'fatti'

Pubblicato il da Elisabetta Rotondi

Erano 'fatti' che succedevano in Russia e in Cecenia quelli che la giornalista Anna Politkovskaja raccontava nei suoi articoli per 'Novaja Gazeta' dal 1999 fino al 2006, quando è stata assassinata nell'ascensore del palazzo in cui abitava, il 7 ottobre, giorno del compleanno di Vladimir Putin.

Ricordare la morte di Anna Politkovskaja significa ricordare anche l'uccisione di molti altri giornalisti e corrispondenti, 'narratori' di eventi che non tutti possono vedere, come amava dire lei stessa, che sono morti per fare il proprio mestiere. Ricordiamo, ad esempio, un caso molto noto in Italia, quello della nostra connazionale Ilaria Alpi, giornalista del TG3, che ha perso la vita nel 1994 in Somalia, insieme all'operatore Miran Hrovatin. Uccisi anch'essi perché volevano rivelare ciò che avevano visto e saputo da fonti locali su traffici di armi e rifiuti, in cui forse erano coinvolti anche l'esercito e alcune istituzioni italiane.

"Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione." La Politkovskaja, attraverso il suo lavoro di giornalista e scrittrice, rendeva trasparenti gli abusi del governo russo sotto Vladimir Putin, da molti considerato nella stessa Russia lo 'zar' dei nostri tempi. Scriveva del mancato rispetto dei diritti umani e delle libertà civili da parte dell'esercito e dello stesso establishment al potere sia in territorio russo sia in quello ceceno. Raccontava molto di ciò che accadeva nella martoriata Cecenia, terra di scontri civili e attentati, che visita per la prima volta nel 1998, quando intervista per un altro giornale russo il Presidente ceceno A. Maskhadov. È ripetutamente minacciata di morte, ma continua ad andare in Cecenia, a voler parlare con militari russi e civili ceceni. Visita campi profughi ceceni, ospedali, parla con le famiglie delle vittime, documenta coraggiosamente i moltissimi abusi dell'esercito sulla popolazione civile. Scrive pure di presunte connivenze dei primi ministri ceceni, Ahmad Kadyrov e il figlio Ramsan durante i loro mandati, molto ben visti dal governo di Mosca. Continua il suo impegno anche quando è fortemente minacciata.

Nel 2004, infatti, fu vittima di un fallito attentato. Durante il famoso sequestro di circa 1200 ostaggi alla scuola di Beslan, repubblica autonoma nella regione del Caucaso, operato da separatisti ceceni e fondamentalisti islamici, lei si stava recando sul posto, quando un malore la colse all'improvviso. Poi si scoprì che si era trattato di un tentativo di avvelenamento.

anna politovskaja
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