Dietro quelle rose piccoli volti e grandi storie da raccontare

Pubblicato il da elisabetta.rotondi

Le luci di Natale in una delle città, ad oggi, tra le più belle e attrattive per i turisti che il Sud Italia possa vantare ovvero Salerno ci invogliano a fare una passeggiata natalizia, ad ammirare lo spettacolo delle luminarie, dell'albero di Natale più alto del Paese, a passeggiare per il lungomare...
Un giovane "extra-comunitario" ci vende una rosa nei pressi del Giardino Incantato attraversato in quel momento da decine di turisti. Ed ecco che un punto di domanda enorme si disegna su quella scena e su un'altra successiva, quando, tornando all'auto dopo il bellissimo "giro turistico", noto da lontano che un altro ragazzo di colore, forse indiano, bagna leggermente un fascio di rose per ravvivarle. Era tardi, probabilmente le avrebbe vendute il giorno seguente.
Qualche giorno dopo sfoglio il quotidiano La Repubblica e m’imbatto in un articolo, che di là da ogni retorica, racconta dei giovanissimi che vendono rose per le strade di Palermo. Lì ne sono circa 200, tra bengalesi, tamil e cingalesi. Si tratta, spesso, di minorenni affidati a genitori che non sono i loro, per fare finta di essere figli, senza mai essere neppure dei minorenni. Anzi sono messi in strada fin dal loro arrivo in Italia, a seguito di uomini che li conducono con sé illudendoli con promesse di scuola, casa, sogni da realizzare, etc. Quello che trovano è, quasi in tutti i casi, la riconferma del proprio status di “poveri del mondo”. A Benevento li incontriamo spesso ai semafori, come pure a Napoli e in moltissime altre città d’Italia: alcuni vogliono venderci fazzolettini, accendini, fiammiferi, altri vogliono pulire il vetro delle nostre auto. Poi scatta il verde, e le nostre vite, dopo essersi incrociate per solo qualche secondo, si separano come se quegli esseri non fossero mai stati avvistati lungo le nostre vie.

 

A Palermo, racconta uno di loro, Rashid (V. articolo su La Repubblica, 27/12/2011) che è arrivato dallo Sri Lanka, con un sedicente amico di suo padre, si è visto affibbiare il cognome di questo e presentato a tutti come suo figlio. Sul permesso di soggiorno si è visto assegnare sempre il cognome di quello sconosciuto, e in effetti è divenuto in un batter d'occhio il suo schiavo, moderno, ma pure sempre uno schiavo. Nel migliore dei casi essi diventano semplicemente una loro proprietà, con una sorta di subordinazione implicita rispetto a quello che doveva essere il loro salvatore in terra straniera.  

"Quello dei nomi fittizi - spiega Shobin Islam, bengalese e segretario dell'associazione Bangladesh Italia - è oramai un fenomeno molto diffuso tra le comunità dello Sri Lanka e del Bangladesh. I ragazzi lavorano fino a quando non avranno pagato il costo del biglietto e dell'ospitalità. In alcuni casi però i minorenni vengono letteralmente prestati dalle famiglie a terzi per saldare debiti pregressi. Il costo del loro prestito varia dai 5mila ai 40mila euro per ogni figlio". Ogni "famiglia" tiene in casa dai 3 ai 10 ragazzini. In cambio di vitto e alloggio, ogni notte, dal lunedì alla domenica, l'esercito dei venditori di rose sgattaiola dai vicoli bui di Piazza Olivella, nel cuore di Palermo. Lavora fino all'alba per racimolare, se hanno fortuna, 10 euro a sera. "Mi danno - racconta Rashid - 60 rose ogni 5 giorni: devo venderle tutte e portare a casa almeno 50 euro. Se non lo faccio non mi lasciano entrare e rimango per strada (Ib.)” Si tratta di gruppi di persone, che vivono in clan di tipo patriarcale e che giungono dalle regioni più retrograde, dove i minori di 6 anni già lavorano. Oggi Rashid desidera tornare nel suo Paese d'origine e lasciare un'Italia in cui manca ancora una reale politica di accoglienza dello straniero e di graduale inserimento dello stesso nella società. Vorrebbe solo scollarsi da questa spiacevole cartolina di cui fa parte come molti altri suoi coetanei immigrati.

 

 

 

 

 

 

 

 

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