In ricordo di Vaclav Havel (1936-2011)

Pubblicato il da elisabetta.rotondi

havel04_672-458_resize-foto.jpg

 

Dal concetto (in questo caso di natura politico-ideologica) scritto, appreso, studiato alla realtà empirica, alle pratiche esigenze e occorrenze che la vita umana presenta il passo che l'uomo propugnatore di quella stessa idea deve compiere appare spesso troppo lungo o è semplicemente da lui non compiuto.

 

Ho letto in biblioteca
molti libri arguti sul socialismo.
Ma mentre poi rincasavo in tram
con la testa piena di concetti,
mi son reso conto
che tutti quei grandi concetti
sull’ordine più perfetto che
esista al mondo,
sono solo ridicole costruzioni di carta
se per i loro araldi non è naturale
cedere il posto in tram
a una signora anziana
o aiutare una vecchina a raccogliere
le mele cadute lungo il marciapiede.

 

Vaclav Havel

 

 

Ed ecco, in poche righe simboliche, come la pensava il leader della Rivoluzione di velluto sulla pena di morte e le ingiustizie dell'uomo sull'altro uomo.

 

Era una splendida domenica
di settembre nel parco, io e un amico
notammo uno sconosciuto, a terra,
che lottava tra la vita e la morte.
Lo portammo dal medico più vicino,
un vecchio austero.
Lo visitò per un’ora
gli fece varie iniezioni
lo rifocillò e gli diede da bere
(l’ultimo caffè che aveva in casa).
Io e il mio amico cominciammo
a temere
di dover sborsare una bella somma
e ci chiedevamo dove avremmo trovato
i soldi per pagare.
E quando poi ci diede la ricetta
per farlo ricoverare in ospedale
ci infilò un biglietto da 25 corone:
per il taxi… borbottò
e arrossì persino:
Dopo alcuni mesi leggemmo
che quel medico
era stato condannato a morte
per tradimento e attività sovversiva.
Allora penso di aver capito
per la prima volta vagamente
cosa sia pena di morte.

 

Vaclav Havel

 

 

Pubblicità

Con tag Attualità

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post