La politica del grottesco tra Papi's siparietti e politicanti a contratto
E' fresca la notizia delle dichiarazioni fatte da Silvio Berlusconi ad alcuni parlamentari in relazione alla nuova necessità per il Paese, sconosciuta ai più che vivono sulla propria pelle la crisi economica mondiale: cambiare dicitura al partito di cui è co-fondatore, da Popolo delle Libertà (in concreto mai palesatesi sotto il suo maldestro governo) a 'Partito della Gnocca'.
Per chi non se ne era ancora reso conto, con queste parole, Mr. B. ha chiarito nuovamente le prerogative del suo partito, che tutto è tranne che un gruppo di politici al servizio degli italiani e del loro avvenire, al potere per decidere per concittadini che, lavorando da mattina a sera, non possono occuparsi della cosa pubblica.
E come si conviene in un democratico paese occidentale delegano i politici a rappresentarli in Parlamento, luogo di decisioni e approvazioni di leggi, oggi invece ridotto a tavernetta d'ultimo ordine in cui insulti, schiamazzi, svago on-line di vario genere vanno per la maggiore, oltre al principale lavoro che sta in esso svolgendo la maggioranza, ovvero risolvere i problemi giudiziari del premier.
In questi anni di siparietti grotteschi, battute fuori luogo in Italia e in consessi internazionali, di notti di ‘bunga bunga’ (che solo a riparlarne scaturisce un sentimento di pietas per questo pseudo self-made-man che crede di essere un sovrano della democrazia), di leggi ad personam approvate per lo più grazie a politicanti a contratto, dichiarazioni mediatiche e scelte politiche contro la magistratura e qualsiasi collega gli si opponesse (seppur alleato di vecchia data, v. Fini), il sistema-paese è stato condotto verso un declino economico-sociale sempre più rischioso.
Tutte le voci più autorevoli oggi in Italia chiedono in maniera diretta o indiretta che questo premier per hobby lasci la poltrona prima che si sfiori una devastante crisi economico-finanziaria, che richiede un governo solido politicamente ed eticamente, capace di concentrarsi sui reali problemi della gente. Intanto i segnali di stallo si fanno sempre più chiari: disoccupazione giovanile in costante crescita, licenziamenti, cassa integrazione e pre-pensionamenti per numerosi lavoratori del settore privato da Nord a Sud, crescita a dismisura del precariato, diminuzione degli investimenti stranieri, etc.
E intanto l'attenzione dell'opinione pubblica si distoglie per qualche ora sulla notizia dell’ennesima buffonata di un anziano leader politico alle cui promesse di risoluzione dei nodi che attanagliano il Paese molto probabilmente non crede più neppure il suo stesso entourage. Sui giornali di tutti il mondo in pochi minuti impazza la notizia, che mette di nuovo in ridicolo l'Italia e gli italiani, che non si ribellano a cotanto squallore.
Non va dimenticato, d'altro canto, il ruolo pur esso quasi bizzarro di un'opposizione che è compatta due giorni si e uno no. Dove sembra si discuta più per le poltrone interne ai partiti, su come far valere la linea politica di un singolo rispetto a quella degli altri, nello specifico all'interno del Partito Democratico, in questo momento con più punti di preferenza nei sondaggi. Una minoranza politica in Parlamento che non riesce a mandare a casa il fallimentare governo in carica e che quindi fallisce nel suo ruolo precipuo, dovrebbe dimettersi, provocando un cambiamento di cui l’attuale situazione italiana ha esigenza.
Un giudizio ancor più severo condurrebbe a pensare che ciò di cui necessiti il Paese oggi, subito, sia una netta decimazione della maggioranza e dell’opposizione, affinché nuove leve, stimolate dalla voglia di migliorare e non deturpare, possano insediarsi democraticamente preferibilmente per mezzo di una nuova legge elettorale che permetta ai cittadini di scegliere davvero i propri delegati.
Magari un governo di transizione come ha auspicato ieri, con parole nette, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale rappresenta una delle poche ancore di salvezza per l'immagine dell'Italia nel mondo e simbolo di fiducia per una patria sempre unita, lontana dalle spinte secessioniste (anche queste grottesche!) del partito della Lega Nord e di pochi suoi strenui sostenitori.