Racconto "L'aristocratica" di M. Zoscenko, recensione

Pubblicato il da Elisabetta Rotondi

In "Novelle moscovite" dell'autore russo Michail Zoscenko (Passigli Editori) sono contenuti ventidue racconti brevi, aneddotici e ironici, ognuno con una propria morale da scoprire, piacevoli per chi vuole abbandonarsi a brevi letture. Tra questi vi è il capolavoro datato 1923, il racconto "L'aristocratica".

Michail Zoscenko è un noto scrittore russo nato a Poltava nel 1895 e uno degli esponenti del gruppo d’intellettuali allora definiti "compagni di strada". Egli si distingue come autore prettamente umoristico che usa satira e sarcasmo come caratteri predominanti.

Uno dei racconti più straordinari della raccolta intitolata "Novelle moscovite" è "L'aristocratica". In esso l'autore sembra voler ironizzare e quasi sbeffeggiare le peculiarità delle donne aristocratiche russe degli inizi del XX secolo, i loro vizi e superficialità, nella quotidianità fatta di sfarzi e mondanità.

Nobildonne con il cappello, le calze di seta, un dente d'oro, un cagnolino in braccio sono l'oggetto della satira.

Fin dall'inizio della narrazione l'autore esprime attraverso le parole del narratore, Gregorio, la concezione che ha di tali donne "Le donne con il cappello non le posso sopportare."

"Un'aristocratica non è neppure una donna."

Gregorio racconta un aneddoto: una volta si era invaghito di una certa aristocratica, che sembrava accettare la sua corte. Trascorrevano molto tempo insieme e un giorno lei gli chiese di accompagnarla a teatro, per vedere l'opera. Una sera accadde qualcosa che sconvolse Gregorio e da allora gli fece odiare l'atteggiamento e le convinzioni delle donne aristocratiche. Lei durante l'intervallo si servì prendendo più paste, nella convinzione che lui le avrebbe pagate tutte, ma Gregorio non aveva il denaro a sufficienza per pagarle. L'imbarazzo per l'uomo fu forte, quando dinanzi alla folla accalcatasi attorno al tavolo, iniziò a frugare in tasca e riuscì a racimolare i soldi necessari.

L'aristocratica però disse al poveraccio: "Se non si ha denaro, non si invitano le signore." Ed ecco palesata la vera natura delle aristocratiche e dei loro schemi valoriali che lo scrittore attacca con la sua satira sottesa in tutto il racconto.

E Gregorio, dignitosamente, ribatté con un'espressione che cristallizza la concezione di Zoscenko sul rapporto tra felicità e denaro, e su cosa sia davvero importante nella vita di un uomo. Il finale è reso interessante e simpatico dall'ironia delle parole scelte dallo scrittore.

copertina
Pubblicità

Con tag Letteratura

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post